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I    

Opera di Stephane Pednò

 

LA DONNA E L'ARTE

Buon giorno a tutti e buona festa delle donne,

L’accademia cube art di cui sono presidente nasce da un idea tutta femminile.

L’Accademia CubeArt ha fin dalle sue origini alcuni scopi principali cui non ha mai voluto derogare finora: la valorizzazione dei giovani, delle donne, dei veri talenti.

Nel corso degli anni le donne sono sempre state muse ispiratrici , la donna è stata vista come sinonimo di perfezione, di femminilità, di fertilità in realtà rappresentava la vita,  i più grandi artisti hanno ritratto le donne.

Simone de Beauvoir  dice che  "Il secondo sesso" afferma che conoscere se stessa, per una donna è una prassi difficile, visto che tutte le identità proposte dalle culture passate sono alienanti, mortificanti, atte a registrare uno stato di minoranza sociale e culturale.

Solo a partire dal Novecento che "il diritto all'arte" viene esercitato in modo paritario, risultato di un cammino lungo e lentissimo per secoli, divenuto invece rapido, deciso e sicuro negli ultimi decenni.

La divisione dei ruoli propriamente sessista si è esaurita a partire dal XX secolo: Camille Claudel e Frida Kahlo sono delle importanti precorritrici, non furono solo muse di grandi artisti, ma furono in grado loro stesse di dar vita a capolavori. Nell’arte contemporanea esistono molteplici ruoli per le donne.

La divisione classica per cui la donna rappresenta la musa dell’artista maschio permane ma si è andato oltre questo.

solo Oggi le donne non vogliono essere solo modelle vogliono essere artiste , vogliono avere un carattere paritario, dall’essere solo oggetto di rappresentazione sono diventate sempre più protagoniste delle rappresentazioni.

Infatti oggi esistono numerose operatrici altamente qualificate nel ruolo creativo e direttivo per ogni settore dell'attività artistica, e non solo.

Vorremmo arrivare ad un punto in cui si parla solo di artisti senza stereotipare l’arte fatta dagli uomini e l’arte fatta dalle donne. L’arte punto.

 Discorso della Presidente Antonella Saracino durante Donne e Arte a Roccavalidina 



 

FOTO DI CLAUDIA COSTA ESPOSTA DURANTE LA MANIFESTAZIONE DONNE E ARTE

A ROCCAVALDINA MESSINA

 


INTEGRAZIONE E MULTIETNICITA’:

LE PROSPETTIVE PER UN FUTURO MIGLIORE
Francesco Tortora ( responsabile esteri)



Viviamo tempi alquanto complessi sul tema dell’integrazione culturale e multiculturale in Italia, non solo a causa di recenti fatti di cronaca o per l’inasprimento di alcune leggi che dovrebbero regolamentare un settore così complesso come quello dell’accoglienza dei popoli che si affacciano sul proscenio italiano, sia che essi provengano dall’area del Bacino del Mediterraneo sia che essi provengano da altre zone del Mondo.

Vi sono motivazioni profonde cioé che travalicano i fattori storici contingenti e che invece affondano le radici in un antico passato psicologico e storico individuale collettivo.

Eppure bisognerebbe imparare a scorgere i fattori positivi legati alla confusione dei gameti culturali prima ancora che genetici.

Nella fusione delle culture c’è sempre stata la ricchezza del Pianeta, nella divisione tra i popoli e nella sopraffazione di uno sull’altro vi è il germe, invece, delle sofferenze di questo Pianeta.

Esaminiamone alcuni aspetti. "Intercultura" dovrebbe voler dire rapporto tra due o più culture che comporta l'arricchimento reciproco. Ma un arricchimento reciproco di valori, usi, costumi, tradizioni implica la possibilità e anzi la necessità di una reciproca modificazione.

 Si è quel che si è, ma quando si viene a contatto con qualcuno diverso da noi, si diventa quel che si diventa.

Oggi tuttavia quando noi parliamo di "intercultura" dobbiamo per forza intenderla come frutto di una situazione economica basata su rapporti iniqui tra Stati forti e Stati deboli o, se si preferisce, tra "sviluppo" (capitalistico) e "sottosviluppo"

(coloniale o neocoloniale, intendendo con questo termine una dipendenza

soprattutto di tipo economico).

 Sono più le cosiddette "culture altre" (cioè non occidentali, non capitalistiche) a integrarsi con noi, che non noi con loro.

 Le "culture altre" vengono da noi come "perdenti", come già sconfitte dal confronto culturale (che prima di essere "culturale" è economico, tecnologico, militare).

Scrive sul tema Laura Zanfrini (impresa-stato.mi): “La società multietnica è un sistema sociale in cui convivono soggetti con identità etniche diverse:

con ciò si intende l'appartenenza consapevole a un gruppo che condivide uno spazio geografico di provenienza, una comune discendenza, una cultura condivisa, siano essi reali o socialmente costruiti. Il principale, ma non unico,

fattore di genesi della società multietnica è costituito dal fenomeno delle migrazioni internazionali.

 Immediatamente connesso con questo tipo di sistema sociale è il problema della regolazione della convivenza tra minoranze e maggioranza, o tra immigrati e società d'accoglienza, che costituisce un tema ampiamente frequentato dagli scienziati sociali; ciò nonostante, l'analisi della letteratura porta a sottolineare l'insufficiente sistematizzazione della materia e, in particolare,

la mancanza di un vocabolario condiviso nell'ambito della comunità scientifica.

In termini generali si può dire che i vari concetti coniati per descrivere i rapporti tra stranieri e società ospite hanno una natura processuale e possono essere sommariamente distinti in processi integrativi e disintegrativi, a seconda che focalizzino la dimensione dell'inclusione degli immigrati oppure quella della loro esclusione e del potenziale conflitto tra gruppi etnici diversi.

 In una ricerca condotta dall’Istituto di ricerche di Nicola Piepoli derivano numerose sorprese in tal senso.

Riporta il Corriere della Sera: È la donna il vero motore dell'integrazione, il punto di forza su cui fare leva per il successo di politiche che superino disagi, difficoltà, paure e rischio di reazioni razziste.

Le donne immigrate sono infatti il principale «agente» di inserimento dei loro gruppi etnici nel nostro Paese,

«poiché svolgono una funzione di confronto e di stimolo sia nei confronti della propria comunità che della nostra, quella ospitante».

Il fenomeno riguarda indistintamente tutte le nazionalità, sia quelle che provengono dal Mediterraneo meridionale sia quelle che provengono dal Mediterraneo orientale e qualunque sia la religione professata (mussulmana, cattolica o altra confessione cristiana, come quella ortodossa).

Insomma, la differenza di genere (maschio/femmina) — ossia la distinzione tra le posizioni di uomini e di donne rispetto agli stessi problemi —

sembra una variabile così importante ai fini della riuscita dell'integrazione, da superare tutte le altre.

Scrive il farodellavita.com: Per descrivere le forme elementari del razzismo e analizzare i fenomeni di intolleranza che si manifestano all'interno di una società multietnica occorre prendere in esame le caratteristiche fondamentali di questi comportamenti sociali e considerare, in primo luogo, con quali logiche e a quali livelli il razzismo si manifesti. Innanzitutto è bene distinguere tra due logiche diverse mediante le quali si determina la discriminazione razziale, la prima, che possiamo denominare logica differenzialista, tende ad affermare la dominazione e la purezza di una razza superiore sulle altre, rendendo impossibile ogni convivenza e portando a manifestazioni di segregazione, epurazione o addirittura sterminio; la seconda, chiamata logica inegualitaria, postula invece l'esistenza di più razze, in relazione alle diverse culture, da organizzare in gerarchie e porta a casi di sfruttamento e discriminazione.

Livelli di razzismo: questo ci conduce ad analizzare i livelli del razzismo e della violenza ad esso collegata: In alcune esperienze storiche, per esempio, il razzismo è stato debole e sarebbe più esatto parlare di xenofobia, in altre è stato così forte da travolgere addirittura tutte le strutture sociali e politiche. Schematicamente possiamo indicare quattro livelli d'intensità: in primo luogo l'infrarazzismo, fenomeno minore e apparentemente disarticolato; in seguito il razzismo frammentato, più netto e dichiarato, del quale è possibile valutare l'estensione; al terzo livello il razzismo politico, che si manifesta quando il razzismo diventa programma di un partito politico e si traduce nelle sue manifestazioni di intolleranza; infine il razzismo totale, che compare quando lo Stato stesso è promotore della politica razzista di massa e fa in modo di giustificare legalmente e giuridicamente questa posizione.

E' significativo osservare come proprio il carattere politico del razzismo rappresenti il punto di svolta nella storia di questo fenomeno sociale. Il pregiudizio: per comprendere le forme dell'intolleranza un altro importante elemento da analizzare è il pregiudizio. Spesso esso nasce collegato al dominio o al privilegio di un gruppo etnico su un altro, e serve per razionalizzare o giustificare questo dominio per mezzo di fittizie caratteristiche inferiorizzanti assegnate al gruppo sottoposto.

D'altra parte il pregiudizio può anche comparire come risposta a una condizione di crisi, e a un senso di pericolo provocato dal contatto con altre etnie. In questi casi esso serve a ristabilire le distanze fra il proprio e un altro gruppo di persone annullando il pericolo di entrare in concorrenza con quello. In ogni caso nemiche del pregiudizio sono consapevolezza e cultura, il cui sviluppo determina la diminuzione del pregiudizio stesso”.

Prendere coscienza di tutti questi aspetti non significa risolverli tout court. Allo stesso tempo, però, rappresentano tasselli importantissimi per la risoluzione degli eventi sociali, antropologici, sociologici e culturali negativi e che conducano all’odio tra i popoli ed alla divisione. L’integrazione multietnica, insomma, è anche il viatico migliore per un mondo colorato, più ricco e più solidaristico.
 

 

Le nostre donne
 

 


 

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Ultimo aggiornamento:  26-07-10