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I

Si tratta di uno dei temi
delicati, controversi e drammatici sull’intero Pianeta al momento:
la violenza sulle donne è la
forma di violenza più diffusa in tutto il mondo.
E’ un fenomeno subito da donne
di qualsiasi età, cultura, religione, classe sociale.
Trovarsi vicino ad una donna che
ha subito violenza significa fare i conti con sentimenti e reazioni che
ci possono sorprendere o spiazzare.
Può capitare di sentirsi
distanti da quanto le sta accadendo, oppure di sentirsi così coinvolti e
confusi da non riuscire a prendere iniziative.
Gli i dati dicono che ben tre
donne su 10 subiscono maltrattamenti, soprattutto tra le mura di casa.
La maggior parte dei casi, per
paura di ritorsioni o perché alcune autorità tollerano questi fenomeni,
molti episodi rimangono nascosti.
L’azione che ella di parlarne,
per far trovare il modo e dare il coraggio di affrontare la si
Per le donne tra i 15 e i 44
anni la violenza è la prima causa di morte e di invalidità:
ancor più del cancro, della
malaria, degli incidenti stradali e persino della guerra.
Questo dato sconvolgente,
proveniente da una ricerca della Harvard University,
apre il rapporto sulla violenza
contro le donne nel mondo diffuso in questi giorni dal "Panos Institute"
di Londra,
un'organizzazione non
governativa che si occupa di problemi globali e dello sviluppo.
Il rapporto, preparato per
l'apertura di una sessione delle Nazioni Unite sulla condizione
femminile,
raccoglie studi e ricerche sul
problema della violenza sulle donne effettuati in ogni parte del pianeta
da organismi e istituti nazionali e internazionali.
Dalle sue pagine, emerge la
drammatica fotografia di una realtà che non risparmia nessuna nazione e
nessun continente.
Conoscenza ed azione, quindi,
sono due elementi essenziali per la lotta alla violenza sulle donne.
Il numero verde è sicuramente
uno strumento utile d'azione su entrambi i versanti.
UN NUMERO VERDE DALLE DONNE PER LE
DONNE


INTEGRAZIONE
E MULTIETNICITA’:
LE PROSPETTIVE PER UN FUTURO MIGLIORE
Francesco Tortora ( responsabile esteri)
Viviamo tempi alquanto complessi sul tema dell’integrazione
culturale e multiculturale in Italia, non solo a causa di recenti fatti
di cronaca o per l’inasprimento di alcune leggi che dovrebbero
regolamentare un settore così complesso come quello dell’accoglienza dei
popoli che si affacciano sul proscenio italiano, sia che essi provengano
dall’area del Bacino del Mediterraneo sia che essi provengano da altre
zone del Mondo.
Vi sono motivazioni profonde cioé che travalicano i fattori storici
contingenti e che invece affondano le radici in un antico passato
psicologico e storico individuale collettivo.
Eppure bisognerebbe imparare a scorgere i fattori positivi legati
alla confusione dei gameti culturali prima ancora che genetici.
Nella fusione delle culture c’è sempre stata la ricchezza del
Pianeta, nella divisione tra i popoli e nella sopraffazione di uno
sull’altro vi è il germe, invece, delle sofferenze di questo Pianeta.
Esaminiamone alcuni aspetti. "Intercultura" dovrebbe voler dire
rapporto tra due o più culture che comporta l'arricchimento reciproco.
Ma un arricchimento reciproco di valori, usi, costumi, tradizioni
implica la possibilità e anzi la necessità di una reciproca
modificazione.
Si è quel che si è, ma quando si viene a contatto con qualcuno
diverso da noi, si diventa quel che si diventa.
Oggi tuttavia quando noi parliamo di "intercultura" dobbiamo per
forza intenderla come frutto di una situazione economica basata su
rapporti iniqui tra Stati forti e Stati deboli o, se si preferisce, tra
"sviluppo" (capitalistico) e "sottosviluppo"
(coloniale o neocoloniale, intendendo con questo termine una
dipendenza
soprattutto di tipo economico).
Sono più le cosiddette "culture altre" (cioè non occidentali, non
capitalistiche) a integrarsi con noi, che non noi con loro.
Le "culture altre" vengono da noi come "perdenti", come già
sconfitte dal confronto culturale (che prima di essere "culturale" è
economico, tecnologico, militare).
Scrive sul tema Laura Zanfrini (impresa-stato.mi): “La società
multietnica è un sistema sociale in cui convivono soggetti con identità
etniche diverse:
con ciò si intende l'appartenenza consapevole a un gruppo che
condivide uno spazio geografico di provenienza, una comune discendenza,
una cultura condivisa, siano essi reali o socialmente costruiti. Il
principale, ma non unico,
fattore di genesi della società multietnica è costituito dal
fenomeno delle migrazioni internazionali.
Immediatamente connesso con questo tipo di sistema sociale è il
problema della regolazione della convivenza tra minoranze e maggioranza,
o tra immigrati e società d'accoglienza, che costituisce un tema
ampiamente frequentato dagli scienziati sociali; ciò nonostante,
l'analisi della letteratura porta a sottolineare l'insufficiente
sistematizzazione della materia e, in particolare,
la mancanza di un vocabolario condiviso nell'ambito della comunità
scientifica.
In termini generali si può dire che i vari concetti coniati per
descrivere i rapporti tra stranieri e società ospite hanno una natura
processuale e possono essere sommariamente distinti in processi
integrativi e disintegrativi, a seconda che focalizzino la dimensione
dell'inclusione degli immigrati oppure quella della loro esclusione e
del potenziale conflitto tra gruppi etnici diversi.
In una ricerca condotta dall’Istituto di ricerche di Nicola
Piepoli derivano numerose sorprese in tal senso.
Riporta il Corriere della Sera: È la donna il vero motore
dell'integrazione, il punto di forza su cui fare leva per il successo di
politiche che superino disagi, difficoltà, paure e rischio di reazioni
razziste.
Le donne immigrate sono infatti il principale «agente» di
inserimento dei loro gruppi etnici nel nostro Paese,
«poiché svolgono una funzione di confronto e di stimolo sia nei
confronti della propria comunità che della nostra, quella ospitante».
Il fenomeno riguarda indistintamente tutte le nazionalità, sia
quelle che provengono dal Mediterraneo meridionale sia quelle che
provengono dal Mediterraneo orientale e qualunque sia la religione
professata (mussulmana, cattolica o altra confessione cristiana, come
quella ortodossa).
Insomma, la differenza di genere (maschio/femmina) — ossia la
distinzione tra le posizioni di uomini e di donne rispetto agli stessi
problemi —
sembra una variabile così importante ai fini della riuscita
dell'integrazione, da superare tutte le altre.
Scrive il farodellavita.com: Per descrivere le forme elementari del
razzismo e analizzare i fenomeni di intolleranza che si manifestano
all'interno di una società multietnica occorre prendere in esame le
caratteristiche fondamentali di questi comportamenti sociali e
considerare, in primo luogo, con quali logiche e a quali livelli il
razzismo si manifesti. Innanzitutto è bene distinguere tra due logiche
diverse mediante le quali si determina la discriminazione razziale, la
prima, che possiamo denominare logica differenzialista, tende ad
affermare la dominazione e la purezza di una razza superiore sulle
altre, rendendo impossibile ogni convivenza e portando a manifestazioni
di segregazione, epurazione o addirittura sterminio; la seconda,
chiamata logica inegualitaria, postula invece l'esistenza di più razze,
in relazione alle diverse culture, da organizzare in gerarchie e porta a
casi di sfruttamento e discriminazione.
Livelli di razzismo: questo ci conduce ad analizzare i livelli del
razzismo e della violenza ad esso collegata: In alcune esperienze
storiche, per esempio, il razzismo è stato debole e sarebbe più esatto
parlare di xenofobia, in altre è stato così forte da travolgere
addirittura tutte le strutture sociali e politiche. Schematicamente
possiamo indicare quattro livelli d'intensità: in primo luogo l'infrarazzismo,
fenomeno minore e apparentemente disarticolato; in seguito il razzismo
frammentato, più netto e dichiarato, del quale è possibile valutare
l'estensione; al terzo livello il razzismo politico, che si manifesta
quando il razzismo diventa programma di un partito politico e si traduce
nelle sue manifestazioni di intolleranza; infine il razzismo totale, che
compare quando lo Stato stesso è promotore della politica razzista di
massa e fa in modo di giustificare legalmente e giuridicamente questa
posizione.
E' significativo osservare come proprio il carattere politico del
razzismo rappresenti il punto di svolta nella storia di questo fenomeno
sociale. Il pregiudizio: per comprendere le forme dell'intolleranza un
altro importante elemento da analizzare è il pregiudizio. Spesso esso
nasce collegato al dominio o al privilegio di un gruppo etnico su un
altro, e serve per razionalizzare o giustificare questo dominio per
mezzo di fittizie caratteristiche inferiorizzanti assegnate al gruppo
sottoposto.
D'altra parte il pregiudizio può anche comparire come risposta a
una condizione di crisi, e a un senso di pericolo provocato dal contatto
con altre etnie. In questi casi esso serve a ristabilire le distanze fra
il proprio e un altro gruppo di persone annullando il pericolo di
entrare in concorrenza con quello. In ogni caso nemiche del pregiudizio
sono consapevolezza e cultura, il cui sviluppo determina la diminuzione
del pregiudizio stesso”.
Prendere coscienza di tutti questi aspetti non significa risolverli
tout court. Allo stesso tempo, però, rappresentano tasselli
importantissimi per la risoluzione degli eventi sociali, antropologici,
sociologici e culturali negativi e che conducano all’odio tra i popoli
ed alla divisione. L’integrazione multietnica, insomma, è anche il
viatico migliore per un mondo colorato, più ricco e più solidaristico.
Le nostre donne
PREMIO Machmoud Daaduch
Arti, Scienze e Cultura
Lo studente più meritevole delle ultime classi
delle Scuole Medie Superiori di Aprilia, il quale
avrà anche -al contempo– conseguito la
maggiore età, sarà premiato con un viaggio a
Damasco (Siria) nell’ambito di scambi culturali
reciproci. Il Premio è indetto dalle Associazioni
Dialogo Onlus, Terra Mater e dall’Accademia
Cube Art.

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